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25 GIUGNO 1848 : FESTEGGIAMENTI NIZZARDI PER IL RITORNO DI GARIBALDI

Dans les pas de GaribaldiIl 20 giugno 1848, Garibaldi, dopo il suo lungo esilio in Sudamerica dove ha forgiato la sua leggenda, rientra in Europa allo scopo di implicarsi in ciò che diventerà la prima guerra dell’indipendenza italiana iniziata dal re di Piemonte-Sardegna Carlo Alberto di Savoia. Con 62 compagni della Legione di Montevideo, arriva a Nizza dove lo avevano preceduto Anita ed i suoi bambini Menotti, Teresa e Ricciotti. Una folla enorme lo attende sui moli del porto Lympia; Anita va al suo incontro su una barca. Due giorni dopo, le autorità e i notabili nizzardi organizzano un banchetto nel suo onore nell’hotel più prestigioso della città, l’hotel d’York (attuale Palazzo Spitalieri di Cessole, sulla Place du Palais, nel centro storico), dove solo circa 115 privilegiati sono ammessi. In un contesto difficile (Nizza inizia a rivolgere i suoi sguardi verso la Francia...), le autorità ed i legalisti danno a questo banchetto un valore di simbolo : Garibaldi eroe dell’Italia nuova di cui la contea di Nizza fa parte integrale. Un banchetto in onore di Garibaldi, certamente, ma anche una riunione di sostegno al re Carlo Alberto, ed una affermazione dell’italianità di Nizza, nonostante la presenza del banchiere pro-francese Avigdor. La stampa legalista locale pubblicò un resoconto molto lirico di questo banchetto. Eccone la trascrizione integrale.

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NEI PASSI DI GARIBALDI A NIZZA

Dans les pas de GaribaldiNizzardo, Garibaldi a inciso la sua impronta nel paesaggio urbano e nei ricordi. La sua nascita, sul porto, è imortalata dalla lapide sospesa all’angolo della rue Antoine-Gautier e del quai Papacino. Un copia del suo atto di battesimo è esposta nella chiesa di San Martino-Sant’Agostino. La piazza Vittorio è sata dedicata all’eroe nel 1871. Vent’anni dopo, nel 1891, sta eretta la statua famosa. Scolpita da Etex e finita da Deloye, è posta sul piedistallo raffigurando quatro prore, in omaggio alla tradizione marinaia della famiglia. Al centro, due donne : l’Italia e la Francia. A destra e a sinistra, i leoni di Marsala e di Digione. Sopra, Garibaldi, in piede, lo sguardo verso Torino. La signorina Beu scrivea nelle sue memorie : "toccava la mano tanto ai richi quanto agli operai. La mattina, alle nove, il poncho sulla spala, col berettino di marinaio, veniva alla Rouacha (rione della vecchia città di Nizza, NDLR) comprare i suoi piccoli sigari dal tabacchino Baudoin. Di la, la sporta in mani, andava alla Marina aquistare pesci [...] e tornava dal rione San Giacomo, la via grande, per la via del Collet, nel negozio del suo caro Beri dove si fermava un certo tempo". Si vede, Garibaldi era rimasto un uomo del popolo... Quando, il 24 di giugno del 1848 torna a Nizza dall’Uruguay, i Nizzardi lo accogliono con entusiasmo e offrono un banchetto all’hotel d’York, in piazza San Domenico (ormai Palazzo Spitalieri di Cessole, place du Palais). Alcune vie sone oltretanto di testimonianze delle vittorie del Generale (rue de Dijon e rue d’Autun). In fine, le spoglie della sua cara mamma, Rosa, riposano al cimitero del Castello, dove fu anche sepellita Anital, dal 1859 al 1932, prima di essere trasferita sul Gianicolo, a Roma. Lo ricorda un monumento eretto all’ingresso del camposanto.

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I NIZZARDI VOLONTARI CON GARIBALDI NEL 1866

Nel 1866, la Terza Guerra d’indipendenza permise la liberazione degli ultimi territori della penisola sotto la sovranità austro-ungherese. Le sconfitte di Custoza e Lissa compromisero un tempo la vittoria della giovane Italia, alleata alla Prussia ed alla Francia. Solo Garibaldi ed i suoi volontari ottennero alcuni successi nel Trentino ma il ritiro della Prussia dopo la vittoria di Sadowa, il 3 luglio 1866, forzò Vittorio Emanuele II ad ordinare la ritirata, un episodio diventato famoso per la risposta telegrafica inviata da Garibaldi al re : «Obbedisco !»

L’alleanza franco-italo-prussiana vince tuttavia e l’Italia poté incorporare definitivamente la Venezia e il Trentino al suo territorio. Alle truppe regolari italiane si aggiunsero i volontari di Garibaldi. E, benchè Nizza fosse diventata francesa nel 1860, alcuni Nizzardi indossarono la camicia rossa. Al numero di 26, il loro elenco fu redatto da Vittorio Adami nel 1919 e pubblicato nel bollettino dell’associazione degli oriundi savoiardi e nizzardi italiani, che diventerà la rivista FERT l’anno successivo.

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LA CASA GARIBALDI A NIZZA

Garibaldi nato francese in una città allegata contro il suo gradimento dal 1792, diventò piemontese nel 1814 quando i Nizzardi, esauriti dalla coscrizione e gli effetti del Blocco continentale, tornarono con soddisfazione al regno di Piemonte-Sardegna colla grazia del primo trattato di Parigi. I ricordi difficili del Primo Impero, e la situazione di confine di Nizza, contribuirono certamente a far sì che Giuseppe privilegiasse la cultura patriottica nizzarda. Ma l’influenza del suo ambiente così che quella della sua istruzione lo orientarono anche verso la cultura italiana.

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